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Fra meno di un mese i "Fighetti di Tahrir" tenteranno di ripetere l'"exploit" del 25 gennaio scorso che ha portato alla caduta di Mubarak. Stavolta ce l'hanno con la giunta militare che governa il paese e gli islamisti che hanno vinto le elezioni.
Avrei qualcosa da dire sugli ultimi scontri in Egitto, sulla reazione dell'esercito e in particolare sull'episodio illustrato dall'ormai famosissima foto - qui riportata - che ha fatto il giro dei media internazionali e della rete. Lo farò a mio rischio e pericolo dal momento che so benissimo che qualunque cosa dirò in merito potrebbe essere opportunatamente manipolata da alcuni avvoltoi che non vedono l'ora di descrivermi come un mostro che difende l'indifendibile.
So di essere ripetitivo. Ma questi articoli finiscono in rete ed è importante che chi capita da queste parti sia informato anche dei pregressi.
Se volete capire perché la foto con cui vi auguravo buon natale quest'anno raffigurava le piramidi (in una ricostruzione computerizzata), leggete di seguito: ci sono notizie a dir poco preoccupanti sul futuro dell'Egitto. Notizie che spiegano molto bene il perché della mia prudenza nei primi giorni di agitazione a piazza Tahrir (presentata da qualche gallina come "vigliaccheria"). Che dire? Grazie di cuore ai fighetti di Tahrir per aver reso possibile questo futuro radioso (sic). Grazie anche alle galline che hanno sostenuto questi irresponsabili sul web italiano (insultando il sottoscritto). Non avrei mai immaginato che, per ringraziarle, avrei citato Andrea Morigi - e cioè un giornalista che scrive su Libero (sic) - ma lo devo proprio fare, che già vedo le loro facce quando leggeranno delle spiagge segregazioniste al Sinai: "Ohibò, diranno le radical-chic in cerca di toyboy esotici".
Il 9 febbraio del 2011, due giorni prima delle dimissioni di Mubarak, scrissi due lunghi post intitolati "Perché mediare in Egitto". La mia agitazione e il mio scetticismo per una rivoluzione che si preannunciava fallimentare erano palpabili. Qualcuno colse l'occasione per dire che ero un agente contro-rivoluzionario di Mubarak, un bamboccione conservatore e reazionario che odia i "giovani borghesi colti del Cairo". Ebbene: a dieci mesi da quegli scritti, vale la pena rileggere questo mio paragrafo in particolare (vedremo perché):
Basta dare un'occhiata alle ultime immagini che giungono dal Cairo per capire i motivi per cui sono stato scettico e pessimista sin dai primi giorni di agitazione a Piazza Tahrir. Nei sanguinosi scontri che si sono verificati davanti alla sede del consiglio dei ministri sono morte decine di persone, centinaia sono rimasti feriti ed è andato a fuoco l'Institut d'Egypte con i suoi oltre 200.000 preziosi volumi risalenti alla spedizione napoleonica.Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri (...) avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Alcuni giorni fa una lettrice, presumo un'italiana convertita all'Islam, mi ha scritto una lettera indignata in cui mi ha invitato a togliere "quell'immagine della donna nuda nel tuo articolo che condanna il niqab. Sai che nell'islam c'e' il divieto di esporre la propria awra e di guardare quella altrui quindi da musulmano dovresti toglierla". Segue una lunga difesa del velo integrale - condita di accuse varie, a cominciare da quella di conoscere poco la "scienza islamica" - che si conclude con una precisazione circa "il fatto che tu ci abbia grandemente deluso come fratello conta poco".
Niente allarmismo, siamo egiziani. Trattasi semplicemente di una lettera indignata da parte di una musulmana (convertita?) che indossa il niqab. La risposta si può leggere qui.
Non so se mi devo arrabbiare di più per il pogrom scatenato da una sedicenne viscida e bugiarda che non ha esitato ad accusare i rom "puzzolenti" di averla violentata per nascondere la sua "prima volta" con un maggiorenne italiano o per il modo indegnosamente ipocrita con cui i quotidiani si stanno lavando la coscienza e le stanno rifacendo la verginità in vista dell'assoluzione.È così, in un paese estremista, se non si è riottosamente leghisti, silenziosamente o perentoriamente xenofobi, arcaicamente o modernamente fascisti, si scelgono le nuove buone maniere, le menzogne convenzionali di una accoglienza universale, di una tolleranza totale e indistinguibile nella quale tutti hanno un po’ ragione e nessuno ha davvero torto e dove è meglio compatire e scusare che capire, nel duplice senso di comprendere e accogliere le ragioni legittime e solo quelle.
Si declina così l’invettiva, molto gradita in rete, del vice direttore della Stampa nel suo personale Specchio dei tempi, dimentico dei titoloni sparati dal suo giornale contro i “bubboni” estranei presenti nel pingue e garbato tessuto cittadino. E come lui altri riposano volentieri nella convinzione che lo spirito del tempo, certi modelli culturali e sociali, la cattiva maestra televisione, la lega, Berlusconi, la libertà sessuale, la sessuofobia insomma tutto e il contrario di tutto in un crescendo di conformismo, legittimi una adolescente a ricorrere all’infamia razzista e xenofoba per “essere creduta”.
E che faccia magari spendere un po’ di comprensione anche per le bestie artefici del pogrom, che in fondo sono ignoranti, pasciuti di violenza, alimentati di pregiudizio, intrisi di livore. E anche per la dirigente del Pd “impotente” a trattenerli con la civile persuasione ma ben persuasa a partecipare alla marcia dei torinesi brava gente. Perché a molti, i diversi, clandestini, omosessuali, zingari, anarchici, piacciono di più se sono vittime. E quella ragazzina, sapientemente crudele, lo sa, lo sa talmente da aver scelto accuratamente gli interpreti per la sua sceneggiatura in modo da diventare magicamente una bis-vittima e di godere in quanto tale il suo quarto d’ora di orribile celebrità".
Sono anni ormai che basta una prima dichiarazione di qualcuno sotto interrogatorio perché si scateni l'inferno contro stranieri e minoranze. Ci ricordiamo tutti come Erica e Omar a Novi Ligure non avevano finito di raccontare la loro versione che già si parlava di caccia allo straniero per le strade della città. Ci ricordiamo che le salme del piccolo Yussuf e di sua madre non erano ancora fredde ad Erba che già tutti erano convinti della colpa del padre la cui unica colpa era di essere tunisino.
Vi ricordate tutti della condanna unanime delle due “bestie rumene” del parco della Caffarella e del silenzio assordante che ha seguito l'annuncio della loro innocenza. Ci ricordiamo come a Brembate sono apparsi striscioni razzisti non appena si è parlato di possibile colpevole... straniero... Ci ricordiamo o forse non ci ricordiamo. Forse è questo il problema. Le storie si ripetono, simili, quasi uguali, e noi facciamo finta che è sempre la prima volta.
Ogni volta si fa finta di chiedersi: ma Novi é una città razzista? Ma Roma è una città razzista? Ma Torino è una città razzista? L'Italia è razzista? Come se ci fossero paesi razzisti e altri non razzisti in modo permanente e innato. Come se non si sapesse che la salita dei sentimenti razzisti ha delle cause oggettive da cercare non nel DNA della gente di Brembate o delle vallette, ma nelle condizioni di vita, nel discorso dei politici, e nei titoli dei giornali.
Ora che è successo quello che è successo... che facciamo? Ci accontentiamo dell'arresto di due teppistelli di quartiere? Ci accontentiamo delle scuse di La Stampa o del silenzio di tutte le altre testate... in attesa dei loro prossimi titoli assassini. Sì assassini! Perché se non è scappato il morto nell'incendio che hanno acceso, non è certo per merito loro.
Ci accontenteremo di tutto ciò e faremo finta che è la prima volta, ancora una volta?
In una città, un paese, un mondo in preda ad una crisi che trova paragoni solo nei periodi precedenti ai due conflitti mondiali. In un periodo buio in cui per forza propria si moltiplicheranno le guerre tra poveri e le ricerche di capri espiatori. In un contesto storico in cui le estreme destre xenofobe stanno risalendo dalle fogne della storia per riconquistare la scena politica in varie parti del mondo... Vogliamo continuare a far finta di niente? O cogliamo l'occasione per affrontare i problemi alla base?
La condanna di chi ha detto o ha fatto, non basta. Non serve a niente. Non credo che linciare i linciatori possa risolvere il problema. Anzi.
Credo sia responsabilità delle autorità della città di affrontare il problema in tutta la sua complessità. Credo sia responsabilità della parte cosciente della cittadinanza di compiere un atto concreto, visibile e forte per mostrare il proprio dissenso a questo modo di affrontare i problemi. Credo sia responsabilità della stampa, e in primis delle principali testate di affrontare il problema sia dentro le proprie redazioni sia fuori, confrontandosi con il territorio, con l'associazionismo, con la cittadinanza, per instaurare pratiche e regole comuni e per che siano rispettate da tutti.
Credo sia ora di agire. E, per parafrasare alcune: Se non ora, quando?
Karim Metref
In commento agli ultimi aggiornamenti sui salafiti egiziani, un lettore mi scrive: "Ma va là sherif, goditela che stai in italia, europa, emisfero occidentale..". Lo prendo in parola:
Negli ultimi tempi, a intervalli regolari sempre più ravvicinati, ho scritto lunghe invettive contro i sedicenti esperti ed osservatori, in gran parte appartenenti a quella categoria che definisco "La Gauche Sardine", che pontificavano sull'Egitto senza capirci niente.