(...) Sebbene le esperienze realizzate al di fuori del mondo arabo, e in
particolare quella della Turchia, abbiano dimostrato che il progetto
nazionale è che quello che ha maggiori possibilità di successo, le varie
tendenze islamiste nel mondo arabo continuano a muoversi tra le due
opzioni (quella islamista e quella nazionale, ndr).
Non si tratta di mettere a confronto la performance del partito
“Refah” con quella del “Partito Giustizia e Sviluppo”, cioè il
fallimento di Erbakan rispetto al successo di Erdogan, ma di prendere
atto della differenza dei due progetti, uno islamista e l’altro
nazionale con le caratteristiche dell’Islam moderato in Turchia.
Erbakan – e con lui il suo partito – ha fallito quando ha fatto
diventare la questione dello stile di vita personale una questione
centrale del suo programma politico, considerato innanzitutto islamico.
Così ha iniziato una battaglia sul tema del velo (hijab) e sull’ingresso
di una donna velata in Parlamento. Al contrario, Erdogan e il suo
partito hanno vinto quando hanno messo al primo posto nel loro programma
politico le questioni dello sviluppo economico e della rivitalizzazione
della comunità, enfatizzando il tema della libertà, dell’istruzione e
dell’assistenza sanitaria.
Gli allievi di Erbakan in Turchia non hanno aspettato troppo a lungo,
anzi hanno imparato la lezione in fretta, anche se venivano dallo
stesso background ideologico dei Fratelli Musulmani. Hanno fondato il Partito “Giustizia e Sviluppo”, il quale ha un progetto nazionale con un background islamista centrista e moderato.
È però improbabile che in Egitto possa ripetersi la stessa
esperienza, in un modo o nell’altro. Le cose, infatti, sono più
complicate e non concederanno ai «Fratelli» due possibilità. Adesso è
arrivata finalmente la loro occasione, dopo oltre otto decenni trascorsi
in clandestinità e perseguitati, e spetta al Presidente, che è
cresciuto all’interno di questo ambiente, dimostrare se la corrente che i
Fratelli Musulmani esprimono possiede un progetto nazionale in grado di
risolvere i problemi che si sono accumulati nel tempo e di vincere o
meno la sfida.
(...) Sebbene l’esperienza della Turchia sia certamente fonte di ispirazione a
questo proposito, e la lezione della Tunisia sia chiara, l’orientamento
del nuovo Presidente egiziano resta tuttora un mistero. Tutti attendono
di capire quali politiche, quali misure, quali azioni egli deciderà di
intraprendere, per comprendere quale progetto abbia scelto.
Probabilmente ciò non sarà possibile nel breve periodo in quanto le
sfide che Mursi deve affrontare sono enormi e implicano la costruzione
di una coalizione nazionale con altri partiti per superare il periodo
attuale, estremamente critico.
Quindi è probabile che passeranno mesi
prima che potremo conoscere il progetto del nuovo Presidente
dell’Egitto, e capire se il discorso positivo che ha tenuto durante le
ultime due settimane fosse di carattere strategico o solamente tattico.
Wahid Abdel Meguid, analista e commentatore egiziano; direttore del Centro “al-Ahram” per le traduzioni e le pubblicazioni, su Al-Ittihad


